La storia

Padova accolse i Gesuiti fin dal 1542, da quando – cioè – la Compagnia di Gesù era appena nata. Perché mai? A motivo della sua Università: S. Ignazio, che aveva studiato a Parigi, volle che i giovani gesuiti studiassero presso l’Università di Padova. Però durante tutto un secolo le cose non andarono affatto bene. Da una parte, i Gesuiti si lamentavano del cattivo insegnamento dell’Università, dall’altra l’Università si lamentava della ingiusta concorrenza a lei fatta dal sempre più importante e affollato luogo di insegnamento gestito dai Gesuiti: ormai gli iscritti alle lezioni là tenute sono molti, ormai là si insegnano materie propriamente universitarie. Sorge perciò l’accusa: i Gesuiti stanno fondando una Università tutta loro! Si arriva così ai ferri corti: nel 1591 la Serenissima proibisce l’insegnamento ai Gesuiti di Padova, nel 1606 i Gesuiti sono espulsi da tutto il territorio dominato da Venezia (esso comprendeva Brescia e Bergamo). I Gesuiti tornano a Padova nel 1657, ma ormai si sono arresi. Nel loro collegio si insegnano soltanto le discipline che oggi diremmo pre-universitarie: lingue moderne e lingue antiche, matematica ecc. In realtà nei molti collegi dei Gesuiti sparsi in tutta l’Europa cattolica stavano nascendo i nostri studi medi e liceali.

Nel 1866 il Veneto diventa parte del neonato “Regno d’Italia”, e già in anni precedenti il Piemonte aveva cacciato i Gesuiti. Ecco perché i giovani studenti gesuiti debbono fuggire all’estero: prima in Austria, poi in Belgio, poi in Francia, poi in Spagna, poi a Fiume; essi tornano in Italia soltanto nel 1908. Ma anche i gesuiti sacerdoti non hanno vita facile: i collegi sono tutti chiusi, non vi sono più dimore ufficiali, essi stessi si dicono “dispersi”. Si deva arrivare agli inizi del Novecento: ormai la pace è fatta anche con la nuova Italia.

I Gesuiti avevano a Padova un piccolo collegio per studenti universitari. Nel 1906 nasce il grande edificio detto Pensionato universitario Antonianum. Negli anni più bui della seconda guerra mondiale esso fu occupato da gerarchi fascisti ma fu anche sede nascosta di partigiani. Negli anni ‘50 del secolo scorso, il P. Messori, allora Rettore di quel “pensionato”, volle trasformarlo in un “collegio” nel senso inglese del termine. Ciò significa che nuovi Padri gesuiti vi terranno ripetizioni e lezioni e imitazione di quelle universitarie; essi stessi dovranno essere docenti o assistenti universitari. Arrivano perciò i Padri Ciman, Frigerio, Fontana, Meletti.

Tre anni dopo la nascita del vecchio “pensionato” e nello spazio ad esso vicino, nacque la Scuola di religione fatta di edifici vicini a un laghetto, di campi sportivi e di ampie zone verdi. I ragazzi delle medie e del liceo vanno là per giocare, per incontrare dei Padri, per seguire una obbligatoria ora di religione alla settimana. Non si tratta affatto di un facile catechismo: si devono leggere libri o dispense ciclostilate, si discute e si fanno domande.

Dopo la avvenuta pace con lo Stato italiano, la storia dei Gesuiti a Padova non conosce più i grandi eventi pubblici del passato; ciò di cui si può ora parlare sono i singoli Padri, la loro attività e la loro persona. Qualche nome: il P. Messori che fu cappellano dei sommergibili durante la guerra; il P. Laner fondatore della casa di Selva; il P. Giacon docente di filosofia, fondatore del Centro studi filosofici di Gallarate ancora ben attivo, creatore della Enciclopedia filosofia in parecchi volumi; il P. Pretto e il grande e instancabile Fratel Fiocchi da tutti conosciuto e da tutti tanto stimato. (p. Giorgio Nardone)

 

L’Antonianum

Con la chiusura del Pensionato universitario agli inizi degli anni 2000 l’Antonianum concentra la sua azione formativa in città rimanendo un nodo importante di esperienze diverse che continuano a farne un polo di pensiero e di azione direttamente collegato alla ispirazione spirituale ed alla vita apostolica della Compagnia di Gesù italiana e internazionale. All’Antonianum si incontrano e crescono esperienze diverse che, proprio con la loro diversità, contribuiscono a costruire un ambiente e un clima di dialogo e di impegno all’interno della comunità sociale e ecclesiale padovana. All’Antonianum risiedono una settantina di giovani in due diverse residenze, la Messori, voluta e sostenuta dagli ex alunni dell’antico collegio ed un’altra direttamente collegata al Centro, si ritrovano e si incontrano gruppi giovanili, come gli Scout e il MEG, crescono gruppi diversamente collegati alla spiritualità ignaziana (diversi fra CVX, Giovani coppie, gruppi di lettura della Parola) e di formazione culturale, l’associazione delle guide degli Esercizi Spirituali (l’Agevo) ed una esperienza collegata alla Accoglienza dei migranti (l’Associazione Popoli Insieme) collegata con la rete nazionale dei gesuiti per i Rifugiati, il Centro Astalli, che permette di tenere viva l’attenzione alla grande e drammatica storia delle persone costrette a fuggire dal proprio paese per motivi di guerre e carestie. Ci sono dunque persone diverse e spazi diversi per incontrarsi, e un luogo dove di celebra l’Eucaristia domenicale e dove ci si ritrova per condividere formazione e preghiera.

Un Centro Ignaziano di Cultura e Formazione

Per tradizione l’Antonianum si propone di essere chiesa nel nostro mondo come centro ignaziano di cultura e formazione, uno spazio vivo di sincera e condivisa ricerca di umanità e di fede.

Centro ignaziano: animato e sostenuto da una comunità di gesuiti e da collaboratori che si formano nella spiritualità ignaziana, una via ecclesiale particolarmente attenta alla personale assunzione dell’esperienza di fede in Gesù Cristo, che nella familiarità con lui matura in servizio.

Cultura e formazione: è la cura prioritaria di favorire il maturare, anche riflessamente consapevole, di persone atte ad assumere la propria responsabilità nel contesto in cui vivono. I molti e gravi problemi presenti nei vari ambiti della vita, con le diverse e spesso contrastanti proposte di soluzioni, chiedono presenza e partecipazione di persone ben radicate nella propria identità e perciò capaci di dialogo.

Siamo tutti in questione, tutti interrogati sulla nostra reale interiorità, sul nostro credere, sul nostro vivere, sulla nostra responsabilità di cristiani nel mondo di oggi.