La conclusione dell’anno scout

C’è una crepa in ogni cosa ma è da lì che entra la luce.

Anche per il gruppo Scout questa frase ha guidato le riflessioni di domenica 6 giugno nel giorno dell’apertura dell’anno ignaziano e della chiusura dell’anno scout, ragazzi e famiglie insieme.

Guardiamo indietro all’anno appena trascorso: la pandemia ci ha messo tutti spalle al muro e il vaso di coccio della nostra sicura quotidianità è caduto per terra e si è rotto, irrimediabilmente.

Riprendere a fare attività scout all’interno di uno scenario così difficile, con il Centro Antonianum chiuso, con norme e i protocolli da rispettare stravolgendo le modalità usuali del nostro stare insieme, con alcuni sostegni storici del gruppo che ci hanno lasciato, è stata per noi una sfida davvero impegnativa. Ma accanto a tante difficoltà la consapevolezza che stare insieme, per i nostri ragazzi, in questo anno di isolamento sociale, era una necessità, un bisogno primario che risponde a quella profonda richiesta di sentirsi in relazione che tutti noi abbiamo.

Ci siamo rimboccati le maniche per cercare soluzioni, perchè la frase “gli scout sorridono e cantano anche nelle difficoltà” non fosse solo un vuoto proclama, ma la nostra risposta di questi mesi, risposta che non nega la sofferenza, ma che cerca di affrontarla per trasformarla in occasione di crescita. E questa trasformazione abbiamo provato a farla insieme, perchè davvero quest’anno ci ha insegnato quanto importante sia pensare in termini di “noi” piuttosto che di “io”.

In quest’ultimo anno abbiamo anche imparato il valore di sentirsi parte di una realtà più complessa e grande del nostro piccolo gruppo e abbiamo tentato di allargare i nostri orizzonti, aprendoci nei confronti di chi ci sta vicino e mettendoci a disposizione di chi stava facendo più fatica di noi, come richiesto dalle iniziative “Per Padova noi ci siamo”, proposte dal Comune di Padova, Diocesi di Padova e Centro Volontariato Sociale.

In Giappone, quando un oggetto in ceramica si rompe, lo si ripara con l’oro, perché un vaso rotto può divenire ancora più bello di quanto già non lo fosse in origine. Elaborare una ferita e affrontare la fatica, è un processo scomodo che a volte garantisce risultati imprevisti e può rivelare aspetti nascosti, forme nuove e affascinanti. E in fondo, anche la storia di S. Ignazio, che abbiamo sentito all’apertura di questo anno a lui dedicato, ci mostra che le “pietre di inciampo” che dobbiamo affrontare nella vita sono in realtà pietre preziose per il nostro cammino.

Questo è l’augurio che ci rivolgiamo reciprocamente oggi: facciamo tesoro di quanto abbiamo vissuto, perché se impariamo ad affrontare e a riconoscere le difficoltà, cambieremo, diventando, lo speriamo, migliori.

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